I nostri consigli

Il richiamo

Tutti i proprietari di cani vorrebbero il loro peloso rispondere all’istante al richiamo. Che non si distraesse per milioni di motivi e che fosse quindi sempre pronto a mollare tutto per correre come un fulmine al semplice comando “vieni”. Spesso le cose non vanno però così: ci sono invece migliaia di conduttori che non lasciano mai libero il loro cane perché consapevoli della furiosa battaglia che si scatenerebbe per riacciuffarli.
Oltre ad essere indispensabile per poter affrontare tutte le situazioni quotidiane , il perfetto richiamo dà anche un senso al binomio cane/uomo: possedere un cane che nemmeno viene quando chiamato è fonte di fortissimo stress per il proprietario che molto spesso non capisce come mai,nonostante l’amore che lo lega al quadrupede,questo debba sempre preferire qualsiasi altra cosa al mondo tranne che chi lo cura e gestisce con cosi tanta passione.
Il proprietario dovrà invece arrivare ad un controllo totale del cane attraverso il richiamo: dovrà essere cioè in grado di interrompere qualsiasi azione dell’animale ed avere la sua massima attenzione per eseguire il comando successivo al richiamo Questa condizione è ottenuta molto raramente dai padroni dei cani ed è per questa ragione che spesso sorgono problemi comportamentali difficilmente risolvibili. Un controllo è tanto più efficace, quanto più profondi sono la fiducia ed il rispetto che il cane ha nei confronti del suo padrone. La fiducia ed il rispetto non sono dovuti, si devono conquistare sul campo, sono condizioni che nascono e si fissano durante la vita quotidiana con la coerenza comportamentale e la semplicità del linguaggio.
Un buon risultato in questo ambito si può ottenere solo a patto che siano soddisfatte le seguenti condizioni:
1. La relazione cane/conduttore deve essere corretta e funzionale per entrambi.
2. Il cane deve essere ben socializzato sia con la specie umana che con i suoi simili.
3. Occorre che sia stata effettuata, nella fase sensibile di crescita, una completa esposizione a luoghi, situazioni, rumori ed odori il più possibile diversi, affinché il cane sia abituato a qualsiasi tipo di disturbo ambientale.

L’insegnamento pratico del richiamo è semplicissimo :
il cane apprende facilmente per associazione quindi dovremo associare al richiamo tre aspetti fondamentali :
il piacere di raggiungerci dopo essere stati chiamati
il “dispiacere” o meglio l’ansia d’abbandono che dobbiamo far provare al cane che invece fa orecchie da mercante
l’uso del guinzaglio per rafforzare il concetto e’ chiaro che la cosa sarà tanto più semplice quanto prima inizieremo . Il cucciolo ,fino ai tre mesi circa, viene sempre spontaneamente appena lo chiamiamo (basta anche solo accovacciarsi) ma attenzione perché lo fa con chiunque si dimostri per lui interessante . Nelle prime piccole passeggiate vi accorgerete che ogni passante ,umano o meno che sia, sarà sempre raggiunto prontamente alla ricerca della novità.

Crescendo, invece , il cucciolo entrerà nella fase del “che bellissimo gioco è allontanarsi ogni volta che il mio padrone mi chiama,sono più veloce di lui e col cavolo che mi prende”.
C’è poi il caso ,frequentissimo, del proprietario che chiama il cane per sgridarlo per qualche marachella…..questo è il miglior sistema per perdere il richiamo che dovrà SEMPRE essere associato,una volta eseguito, con qualcosa di piacevole.
Inizialmente porteremo il nostro amico in un ambiente conosciuto e non troppo ricco di stimoli, evitando luoghi frequentati quotidianamente, come il proprio giardino, ecc..
Per qualche minuto lo lasceremo tranquillo e libero di soddisfare la propria curiosità. Quando il cane sarà impegnato in una azione qualsiasi in cui noi non siamo coinvolti, lo chiameremo con l’ordine “vieni” con voce molto invitante e ci accucceremo. NON si chiama il cane usando solo il nome dello stesso : il nome del cane è usato centinaia di volte durante la giornata (Puffy ha fatto questo,guarda Brick cosa sta facendo,ho portato Lessie dal veterinario ecc ecc . Il cane , dopo un po’ si assueferà a questo nome non prestandovi più la giusta attenzione). Appena il cane arriva, (se arriva) pronunciamo un “Bravo!” o qualsiasi altro segnale verbale analogo che ci viene spontaneo e SOLO DOPO LA NOSTRA GRATIFICAZIONE VERBALE premiamolo generosamente con un bocconcino a lui particolarmente gradito o il suo giochino preferito. Il cane deve associare l’essere venuto al nostro premio verbale e alla nostra carezza NON al premio materiale che è solo un rafforzativo.
E’ fondamentale non adescare il cane; non chiamiamolo facendogli vedere il premio, così eviteremo pericolose dipendenze. Il concetto è : vieni perché ti ho chiamato e riceverai parole dolci e coccole (e lui vive per questo) ma QUALCHE VOLTA troverai addirittura una sorpresa moooooolto gradita.
Siccome la motivazione e l’interesse verso di noi devono rimanere sempre a livelli molto alti, variamo frequentemente il tipo di gratificazione, pur rimanendo fra quelle più gradite. In tal modo faremo in modo di non diventare mai prevedibili per il nostro cane. In altre parole: se impiego sempre come gratificazione il suo cibo preferito, inevitabilmente col tempo la motivazione sarà destinata a diminuire, e contemporaneamente il cane saprà cosa aspettarsi da me, quindi in una situazione molto interessante, come quella ad esempio in cui sono presenti altri cani, potrebbe scegliere di ignorare del tutto il mio richiamo (e me) . Al contrario, imporre variabilità ai premi, è un fattore che contribuisce a mantenere la curiosità e la motivazione del cane nei confronti del proprietario sempre molto alta nel tempo.
Un altro elemento da tenere sempre in considerazione è il fattore tempo e livello di attenzione: non chiamiamo il cane ogni due minuti e soprattutto NON chiamiamo il cane per fermare ogni sua azione che secondo noi è scorretta. Quante volte si sentono proprietari chiamare il cane perché ,per esempio, stà saltando sulle gambe della vecchietta che non gradisce o dimostra un particolare interesse per le nostre rose amorevolmente curate. Il richiamo serve a far venire il cane da noi (certo anche per distrarlo da azioni scorrette) ma non per l’interruzione delle azioni scorrette ,che prevede un altro comando. E infine non chiamiamo il cane facendogli associare al nostro richiamo l’interruzione di una cosa per lui piacevole :
è comune la situazione in cui si porta il cane al parco, lo si lascia libero di giocare con i suoi simili, di annusare ovunque voglia, come pure di divertirsi cercando palline o altro. Ecco che infine lo si chiama poiché è giunta l’ora di tornare a casa, E lui a questo punto che fa? Non viene! Ma vah ?In effetti il suo comportamento è assolutamente coerente e prevedibile, avendo associato il richiamo alla fine del suo divertimento. Cosa può spingerlo, infatti, a rinunciare a una situazione altamente motivante come il divertirsi libero nel verde per passare ad una decisamente meno gratificante come tornarsene alla monotonia della casa ? In questi casi si procede cosi : si chiama il cane,lo si gratifica, gli si mette il guinzaglio e si aspetta un po’ di tempo,giocando con lui, in modo da far dimenticare l’associazione richiamo/fine gioco. In alcuni casi è opportuno lasciarlo nuovamente libero di tornare alle sue faccende dopo il richiamo ben eseguito. Entro breve tempo il cane avrà una concezione diversa del richiamo, così avremo corretto un’associazione mentale indesiderata.

Vediamo ora l’associazione mancato richiamo/ansia da abbandono .
Il concetto è semplicissimo e l’esecuzione di questo esercizio prevede risultati garantiti (ovviamente,come detto , in relazione all’età del cane quindi ci si riferirà al cucciolo).
Dovremo portare il nostro amico in passeggiata in luogo assolutamente non frequentato e lontano da pericoli . Dopo averlo liberato dal guinzaglio gli permetteremo di fare ciò che più gli piace camminando in ASSOLUTO silenzio. Se il cucciolo si allontana davanti a noi cambieremo il senso di marcia,senza parlare, allontanandoci. Se il cucciolo rimane indietro continueremo a camminare. Dobbiamo generare in lui l’associazione : se mi distraggo troppo ,la distanza che mi separa dal mio leader aumenta. Ma arriviamo alla parte più proficua per il richiamo : approfitteremo di una distrazione importante del nostro cucciolo per sparire dalla sua vista nascondendoci. Considerando che il cane ,ed il cucciolo in particolare ,non ci vede benissimo, ma capta ogni minimo movimento, non servirà un nascondiglio particolarmente sofisticato. Basterà rimanere immobili dietro un albero ed il gioco è fatto. Il cucciolo dopo un po’,non vedendoci , andrà in cosiddetto “stress da abbandono” e ci cercherà in maniera frenetica pieno di ania e paura di averci perso. Quando riterremo quest’ansia sufficiente lo chiameremo pronunciando una sola volta la parola “vieni”. Il cucciolo SAPRA’ che ci siamo ma ovviamente non ci vede e quindi ricomincerà a cercarci ,nuovamente in ansia. E noi ripeteremo il “vieni”. L’esercizio si conclude quando ,dopo qualche minuto,condurremo il cucciolo sin da noi ripetendo il “vieni, e una volta ricongiunti RIPRENDEREMO a camminare senza proferire parola. Il cucciolo assocerà,in breve tempo, il termine della sua ansia con l’aver ritrovato il padroncino e ,guarda caso, rispondendo a quella magica parola che è il “vieni”. Imparerà inoltre il cosiddetto “collegamento”: ogni tanto mi allontano ma torno prontamente a verificare se ci sei.
Gli “abbandoni” sono da ripetersi spesso (una due volte al giorno) e in poco tempo garantiscono un richiamo meraviglioso.
Infine ,come detto, per perfezionare ulteriormente il richiamo (e aggiungerci le posizioni ma questo sarà oggetto di futuro articolo) e renderlo quindi sempre più istantaneo, è opportuno ogni tanto chiamare il cane quando E’ AL GUINZAGLIO e la distanza ce lo permette (guinzaglio a piena estensione) . Il cane riceverà comunque le nostre lodi,le nostre carezze, il premio materiale ogni tanto, ma sarà “costretto” ad avvicinarsi a noi PRONTAMENTE perché sollecitato dall’accorciamento del guinzaglio.
L’utilizzo delle tre tecniche ,correttamente alternate, farà si che , divertendosi, il cane arrivi ad un richiamo da invidia


E’ il padrone che decide

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Un aspetto fondamentale per impostare correttamente il rapporto con un cane, di qualsiasi tipo o razza, risiede nel controllo delle iniziative. Tutto, dal gioco al cibo, dal lavoro al riposo, dovrebbe essere avviato e concluso su iniziativa del padrone, cosi come avviene in natura dove la vita dei componenti di un branco è regolata dai ritmi e dalle decisioni del leader. Vi propongo alcune regole chiave a molte funzioni di capo branco ,guadagnando in serenità.

Mangiare
Il capo branco mangia per primo,sempre. Gli altri devono attendere che abbia terminato o egli permetta loro di avvicinarsi. Quindi, i nostri cani dovranno essere nutriti sempre dopo di noi. Dare cibo da tavola ovviamente è la negazione di quanto appena detto: genera confusione e quindi potenziali conflitti.

Dormire
La scelta dei luoghi dove dormire e riposare è fondamentale. In natura il leader alloggia nel posto più comodo, spesso sopraelevato e riparato della tana, mentre i gregari si dispongono in ordine decrescente di rango. Nessuno, eccetto i cuccioli nel periodo della prima infanzia, può dormire nel posto del leader; quindi, niente cani sul letto, ma nemmeno su poltrone o divani: i luoghi sopraelevati spettano ai soggetti di alto rango. Meglio una coperta comoda in un luogo gradito al vostro amico, anche la camera da letto se così desiderate.

Giocare
Il gioco è un elemento essenziale di un buon rapporto e base di tutte le attività cinofile: quando, dove, come e per quanto tempo durerà il gioco sarete voi a stabilirlo, ignorando gli inviti del vostro cane (magari chiamandolo a giocare appena si è rassegnato……inutile mortificarne la voglia di divertirsi con voi). In ogni caso scegliete giochi di collaborazione e mai di competizione fisica. Il gioco dovrà sempre cominciare e terminare di vostra iniziativa.

Ricognizioni del territorio – Accettazione intrusi
Il territorio di casa, dell’eventuale giardino e delle zone di passeggiata non dovrà essere investigato solo dal vostro cane. Ogni tanto il capo branco deve compiere una ricognizione dei possedimenti per accertarsi che nessun estraneo li invada, meglio quindi essere insieme al vostro cane durante i controlli mattutini e serali. Non è necessario ovviamente che vi mettiate ad annusare pali e pneumatici! Eventuali “intrusi” (postini,venditori, amici) devono essere accolti prima da voi, con il vostro cane possibilmente seduto o a terra in attesa degli eventi. I cani tendono infatti a generalizzare è quindi meglio chiarire loro che l’accettazione o meno di un visitatore dipende solo da voi.

Coccole e carezze
Anche i momenti di contatto sociale e di distacco devono essere gestiti il più possibile da voi. In natura nessun leader si sognerebbe di andare a sollecitare le attenzioni di un gregario: sarà quest’ultimo a rivolgersi al capo branco e comunque solo in determinate circostanze. Può sembrare strano e complicato perché uno dei motivi per cui amiamo i cani è che è bellissimo toccarli, accarezzarli, coccolarli e farsi coccolare da loro. Il contatto fisico riveste spesso un ruolo molto importante nel rapporto tra cani ed esseri umani, ma per guadagnarvi il ruolo di leader dovrete dominarvi, accettando le richieste di “coccole” solo nei momenti adeguati (uno dei momenti migliori è la gratificazione dopo un esercizio ben eseguito). Sottolineo che le indicazioni sopra esposte sono da ritenersi valide in linea generale ma non possono certo sostituire l’aiuto specifico nella risoluzione dei problemi di rapporto che può venire solo da istruttori qualificati ed esperti di comportamento canino.

 


Se il mio cane non mangia

Molti padroni sostengono di aver visto i loro cani assumere un atteggiamento colpevole quando si erano comportati male, come a voler chiedere scusa per i guai combinati. Dobbiamo ritenere che queste persone attribuiscano al proprio cane un’emozione che è esclusivamente umana oppure i cani sono veramente in grado di provare rimorso? Entrambe le cose. Se il vostro cane ha “infranto le regole” e si comporta in modo stranamente sottomesso la spiegazione più ovvia è che stia reagendo alla vostra rabbia. I cani, infatti, sono bravissimi ad individuare i vostri “movimenti intenzionali”, cioè quei primi indizi rivelatori di qualcosa che sta per succedere. Se la vostra rabbia sta per scoppiare, probabilmente prima di iniziare ad urlare vi irrigidirete e l’animale riesce a captare questa vostra tensione, comportandosi di conseguenza. Una reazione di questo genere non può essere spiegata con il rimorso; si tratta più semplicemente di paura.

Alcuni padroni, però, insistono nel dire di aver visto i loro cani assumere un atteggiamento colpevole ancor prima che fosse scoperto il crimine.Per esempio, un cane che rinchiuso troppo a lungo da solo in una stanza faccia i suoi bisogni sul tappeto o riduca a brandelli una ciabatta. Se in passato l’animale ha appreso che comportamenti del genere sono proibiti, probabilmente accoglierà il suo padrone con un atteggiamento stranamente affettuoso e al tempo stesso colpevole. Se, dal canto suo, il proprietario del cane non ha ancora avuto la possibilità di vedere il danno commesso, dal suo comportamento il cane non trarrà alcun indizio sul “pericolo imminente”.

Da ciò si deduce che il comportamento del cane è derivato dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato e che quindi l’animale si dimostra pentito. Anche i lupi si pentono Un atteggiamento del genere si è osservato anche nei lupi.

Nel corso di un esperimento, fu distribuito un grosso pezzo di carne ad un gruppo di lupi affamati in cattività, in modo però che fosse preso da uno degli animali più deboli. L’esemplare di rango inferiore afferrò il pezzo di carne e si rintanò in un angolo, ringhiando e mostrando i denti ogni volta che gli avvicinava qualche lupo d’alto rango. In una comunità di lupi, una delle regole comportamentali e sociali stabilisce che il possesso di un pezzo di cibo annulla qualunque gerarchia. In altre parole quando un lupo ha un pezzo di carne in bocca, indipendentemente dalle gerarchie, quel pezzo di carne è suo.

A quel punto nemmeno il capobranco può toglierglielo. Infatti, esiste quella che è chiamata”zona di possesso”, un’area che si estende per circa 25 cm intorno alla bocca dell’animale che si sta alimentando e che è proibito invadere (e la stessa cosa avviene anche per i cani). Nel caso di questo branco di lupi affamati, gli elementi dominanti morivano dalla voglia di portare via il pezzo di carne all’animale più debole, ma si trattennero dal farlo. Poi, dopo che il lupo ebbe mangiato metà della carne e non stava guardando, gli altri gli rubarono ciò che rimaneva. A conclusione dell’episodio, l’animale più debole si avvicinò agli altri lupi strisciando con aria sottomessa e ad ognuno di essi riservò lo stesso trattamento, nonostante non si mostrassero assolutamente minacciosi o aggressivi nei suoi confronti. Era come se il lupo di “rango inferiore” si sentisse costretto a chiedere scusa per l’atteggiamento dimostrato e volesse mettere in chiaro che non aveva alcuna intenzione di occupare una posizione di grado superiore.


Quando il cane offre la gola

Non è vero che un cane sconfitto offre la gola al suo avversario. La ragione di questa affermazione è da collegarsi ad un fenomeno osservato dal famoso naturalista austriaco Konrad Lorenz. Egli notò che quando un lupo (o un cane) molto aggressivo ha sconfitto il suo rivale e sta quasi per infliggergli il morso fatale, l’animale più debole volta rapidamente la testa e mette in mostra la sua parte vulnerabile, la gola. In quel modo, esso espone la vena giugulare alle grosse zanne dell’aggressore, mettendola immediatamente e deliberatamente alla mercé dell’animale che lo ha assalito. Quest’ultimo accetta subito la versione canina della” bandiera bianca” e si trattiene dal mordere selvaggiamente la sua vittima, risparmiandola cavallerescamente.

La teoria di Lorenz, si basava però su un’interpretazione del tutto errata del comportamento canino. Egli vide un animale che voltava la testa e rimaneva poi assolutamente immobile mentre l’altro si strofinava contro il suo muso annusandolo e pensò che quest’ultimo fosse l’animale dominante e che volesse mordere l’altro suo simile ma si trattenesse perché questo aveva esposto la sua parte vulnerabile. In realtà, i ruoli erano completamente invertiti: l’animale che sembrava l’aggressore era invece l’esemplare più debole che inscenava la sottomissione attiva. L’animale che voltava di scatto la testa, per contro, era quello dominante che reagiva in modo sprezzante all’atteggiamento sottomesso del più debole.

Nelle rarissime occasioni in cui le zuffe tra cani diventano veramente feroci, nessun animale offre la gola al suo avversario. L’unica speranza per lo sconfitto è di battere quanto prima in ritirata e di allontanarsi il più possibile, altrimenti rischia di farsi uccidere. Per il cane che vive in appartamento questi aspetti della violenza canina hanno ben poco significato: infatti, nel loro caso l’elemento dominante è il loro padrone che ha troppa autorità perché essi possano pensare di entrare seriamente in conflitto con lui.

Quindi, per loro la vita è pacifica e tranquilla, fatta d’amicizia e sottomissione…….finché non arriva il postino.

Quest’estraneo è visto come il membro di un altro branco che deve essere immediatamente sfidato.

 


Acquistare un secondo cane

Avete deciso che un solo cane non vi basta più, oppure avete ricevuto un regalo inaspettato o ancora la vostra cagnolina ha partorito dei bellissimi cuccioli e vi dispiace lasciarli andare via proprio tutti. In tutti i casi se al vostro cane si va ad aggiungere un suo simile, è importante prestare attenzione e valutare attentamente i pro e i contro della questione e rispettare alcune semplici regole. L’aumento delle spese e dell’impegno Dovete tener conto dell’aumento delle spese alimentari e di quelle sanitarie, aggiungendo alle normali vaccinazioni i costi delle eventuali patologie contagiose che i due cani potrebbero “passarsi a vicenda” (ad es. una normale infestazione da parassiti: la pulce recuperata da uno dei cani troverà in breve una comoda dimora per la sua prole tra il pelo del secondo cane). Duplicherete inoltre i costi per la permanenza in pensione in caso di vacanze o partenze improvvise. La convivenza Per quanto riguarda la convivenza potrebbero sorgere una serie di problemi che è ben conoscere in anticipo:

– se i cani sono di sesso opposto (ovviamente a parità di età) normalmente non sorgono grossi problemi a parte il periodo di calore della femmina che dovrà essere tenuta in luogo assolutamente inaccessibile al vostro ma anche agli altri cani. Quando porterete i due cani contemporaneamente a spasso ricordate che il maschio potrebbe non gradire troppo le attenzioni che altri manifestano verso quella che lui ritiene “la sua fidanzata”;
– se il nuovo cane è dello stesso sesso del primo, i problemi potrebbero sorgere per la difficoltà tra i due di stabilire un chiaro e definitivo ordine gerarchico. Dopo aver illustrato alcuni possibili problemi legati alla convivenza mi sembra opportuno sottolineare che esistono e spesso prevalgono, aspetti piacevoli e benefici del possedere due o più cani: bisogna ricordare che il cane è un animale molto sociale e dunque sopporta malvolentieri la solitudine. Cosi un altro cane vi risolve i problemi di coscienza quando dovete assentarvi per alcune ore da casa. Senza contare che nei momenti di libertà, per il vostro cane sarà certamente più bello dividere la gioia delle corse e dei giochi con un amico fidato. A volte le amicizie tra cani diventano talmente profonde che gli animali riescono a capirsi con un solo sguardo sviluppando dei giochi che conoscono solo loro. Non dimentichiamo poi che tornare a casa la sera e trovare due code sventolanti è molto meglio che una.

Consigli utili
Aspettate di aver raggiunto un buon livello di conoscenza dell’arte cinofila prima di cimentarvi con un nuovo cucciolo. Se invece vi sentite già “esperti” è bene l’acquisto contemporaneo dei due cani per evitare i problemi di reciproca accettazione.

Se il primo cane è già adulto l’incontro tra i due deve assolutamente avvenire in territorio neutro (né in casa né nel giardino). L’ideale sarebbe un parco dove una bella passeggiata renderà l’incontro piacevole per tutti. Anche in macchina è bene mantenere certe precauzioni finché l’amicizia sia ben collaudata.

Controllate il comportamento del più grande e intervenire immediatamente e inequivocabilmente in caso di reazioni aggressive nei confronti del nuovo arrivato.

Non sconvolgete mai le abitudini e la gerarchia ormai acquisita: il più anziano sarà sempre festeggiato per primo, mangerà per primo, salirà in macchina per primo ecc. in modo che il nuovo cane capisca che deve attendere il suo turno con pazienza.


Vacanze in albergo

Il primo problema da risolvere all’arrivo in un albergo è permettere al vostro cane di abituarsi al nuovo ambiente in modo che i suoi comportamenti non ledano la tranquillità altrui. Come? Se avete avviato un processo di tipo educativo, sarete probabilmente in grado di controllare i comportamenti del vostro cane e quindi anche l’ambientamento. In Italia non è facile viaggiare con il proprio cane, anche perché le strutture alberghiere che accettano i cani sono poche ed esigenti e la motivazione è fondamentalmente la scarsa diffusione di una corretta cultura cinofila. Il primo passo è dimostrare di avere un cane educato che non sia fonte di problemi o disturbo. E’ assolutamente normale che cambiando “territorio” e restandovi per alcuni giorni, il vostro cane abbia come prima esigenza di conoscere questo nuovo spazio. Appena arrivati dovete quindi portarlo a perlustrare e marcare (con feci e urine) il territorio, avendo però l’accortezza di tenerlo al guinzaglio per evitare che s’infili un po’ ovunque, curiosando qua e la e dispensando pipì fra vasi di fiori, stipiti di porte e quant’altro. Una volta allontanati e individuata un’area sicura potete tranquillamente sganciarlo dal guinzaglio dandogli modo di sfogare le proprie energie. Prima di rientrare in albergo però, mettegli nuovamente il guinzaglio e fategli smettere di fare pipì: in questo modo gli insegnate che la vacanza è bella e divertente ma intorno alla “casa” il suo comportamento deve essere diverso. E in camera? E’ buona norma delimitargli uno spazio per dormire in modo che non si senta autorizzato a pensare l’appartamento come tutto a sua disposizione. Utilissimo a questo scopo è il Kennel (il trasportino), che rappresenta per il cane la sintesi estrema della tana, uno spazio piccolo, accogliente e protettivo con tutte caratteristiche che ricerca quando vuole riposare.

E’ possibile lasciarlo solo?
Ogni tanto capiterà che anche durante la vacanza il vostro cane debba stare da solo. A volte questa situazione crea un certo imbarazzo perchè sia che lo lasciate in camera o legato fuori del ristorante può capitare che pianga o abbai disperatamente. Per evitare questo problema è opportuno un buon addestramento al “resta”, che però richiede tempo e impegno. Nell’immediato potete agire con l’indifferenza. Ricordate infatti che le manifestazioni sonore del vostro cane non sono altro che un richiamo della vostra presenza. E per quanto possa sembrare cattivo, a volte il lasciarlo fare è la soluzione migliore. Se invece vi presentate per consolarlo in un attimo capirà che gli basta ricominciare per richiamarvi. Anche apparire improvvisamente sgridandolo non serve perché gli va comunque bene che voi siate apparsi indipendentemente da quello che gli dite e continuerà ad abbaiare. Ignorare il cane in questi casi è il modo migliore per farlo smettere. I suoi tentativi, se infruttuosi, andranno pian piano esaurendosi. Ricordate inoltre che se avete la macchina questa potrà essere un’ottima soluzione: il cane che soffre la separazione da voi sarà sicuramente più tranquillo riconoscendo nella macchina un luogo familiare.